Cocktail Challenge in Toscana

Il nostro format di Cocktail Challenge in Toscana sarà un’esperienza divertente ed emozionante

Metteremo a vostra disposizione un istruttore barman professionista, il quale vi mostrerà e vi darà tutti gli strumenti per poter preparare 2 cocktails (es. Mojito, Pinacolada) cosicché potrete successivamente rifarlo anche comodamente a casa vostra. Un incentivo in più per “portarvi a casa l’esperienza” di cocktail challenge in Toscana, condividendo magari con noi le vostre prove casalinghe con gli amici!

Tutto il format ludico sarà racchiuso all’interno di una piccola competizione tra squadre.

Al termine della gara, di circa 3 ore, ci saranno i premi per i primi 3 classificati che saranno stati in grado di creare il cocktail più bello e soprattutto più buono, utilizzando gli ingredienti messi a disposizione dai distributori della nostra Maremma Toscana. Il Bartender professionista vi seguirà e istruirà in ogni fase di realizzazione.

Possiamo stupirvi anche con un breve spettacolo di Flair che farà l’istruttore, chi volesse potrà provare ad imparare alcune delle tecniche di lancio delle bottiglie.

Un ricordo perfetto di bei momenti di coesione e creatività, per il termine della vostra esperienza di cocktail challenge in Toscana.

Momento curiosità: quando nasce la figura del bartender?

Nell’immaginario collettivo la pratica del bartender prendeva il volo nel 1988 con Tom Cruise, nel celebre film Cocktail. Il primo bartender della storia fu Jerry Thomas, uno showman e cantastorie americano, circa un secolo fa.  Si deve a lui la leggendaria nascita del cocktail “Blue Blazer”, un drink realizzato mischiando wiskey scozzese e acqua bollente.

Ecco la ricetta fedele riportata dallo stesso Thomas:

“Versare il whiskey e l’acqua bollente in un boccale, dar fuoco al liquido e mentre sta bruciando versarlo da un boccale all’altro quattro o cinque volte, in modo che si mescoli bene […]Se l’operazione è ben eseguita, sembrerà una cascata di fuoco liquido. Dolcificare con un cucchiaino da te di zucchero bianco polverizzato, e servire in piccoli tumbler con un pezzetto di scorza di limone”.

Negli anni 80 la pratica del bartender si estese a macchio d’olio in America. L’obiettivo era quello di velocizzare il lavoro del barman stesso nel servire i propri clienti, senza però perdere di vista la qualità dei cocktail.

È grazie ad un gruppo californiano che questi movimenti, fatti di gesti fluidi e artistici, studiati con lo scopo di velocizzare il servizio, si trasformarono in una fonte di intrattenimento e curiosità per i clienti, diventando pratica diffusa.

L’Italia vedrà i suoi primi bartender negli anni novanta ed oggi è un intrattenimento molto richiesto anche per gli eventi pubblici, privati e i matrimoni.

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